Frank Conroy inedito: Stop Time

Con la traduzione in Italia di Stop-Time di Frank Conroy (per Fandango, a cura di Matteo Colombo, € 18,00, pp. 350), si colma finalmente un’altra di quelle inspiegabili lacune di cui è costellata la nostra conoscenza della letteratura americana: che frequenta e venera i grandi nomi, ma ignora ostinatamente quasi del tutto quelli dei loro maestri.

Non che quello di Conroy sia un nome minore. Autore di poche ma significative opere (come il romanzo Body and Soul, pure inedito in Italia), culmina la propria carriera letteraria come direttore del celebre Iowa Writers’ Workshop, la scuola di scrittura che ha laureato, tra gli altri, Robert Penn Warren, Philip Roth, Kurt Vonnegut, Robert Lowell, John Cheever.

L’ingresso di Conroy sulla scena letteraria americana è improvviso e dirompente: con Stop-Time, nel 1967, Conroy dà alla luce un memoir che non solo gli vale la candidatura al National Book Award, ma si pone fin da subito come lo standard – per stile narrativo e potenza di concezione – di tutta la successiva memorialistica autobiografica, e non solo.

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