“Cosma & Mito” intervista ai due autori – parte I

Quanti tipi di lupi mannari ci sono nel mondo di Cosma & Mito? Presto li vedrete tutti in azione nel primo volume della saga nippo-calabra di Vincenzo Filosa e Nicola Zurlo.


Il 14 marzo uscirà in tutte le librerie, fumetterie e shop online Cosma & Mito, un’imponente saga in 4 volumi firmata dalla coppia di autori calabresi Vincenzo Filosa e Nicola Zurlo.
Abbiamo deciso di presentarla in anteprima ai lettori facendo direttamente alcune domande ai due autori.
E siccome Cosma & Mito presenta così tante sfacettature impossibili da trascurare – come ad esempio l’intreccio di due tradizioni importanti e apparentemente agli antipodi come quella giapponese e quella calabrese, il lavorare in team, progettare in prospettiva una storia lunga e complessa… – questa intervista sarà pubblicata in 3 parti. Sicuri che questa epopea nippo-calabra di Filosa e Zurlo vi rapirà gli occhi e il cuore, preparatevi a sfoderare la katana nella Sila più nascosta.
La prima parte si concentrerà maggiormente proprio sul curioso rapporto Giappone/Calabria.

Cosma & Mito: come lo presentereste ai lettori in poche parole?
Nicola Zurlo (NZ): Cosma & Mito è prima di tutto un’avventura che c’immerge in un mondo ancestrale e contemporaneo, popolato da mostri, magare (streghe) e figure fantastiche, in cui una madre single lotta contro la sua famiglia, la sua tribù, il suo clan, per salvare il proprio figlioletto, reo di essere stato il frutto di un amore proibito, un mezzosangue che è un ponte tra due mondi fantastici ed opposti. Una storia senza tempo che affonda le proprie radici nel profondo della nostra cultura storica e mitologica e che allo stesso tempo è estremamente attuale. Un libro ricco di riferimenti ma, e sono orgoglioso di dirlo, per tutti i pubblici, diciamo dai 6 ai 99 anni.

Una serie a fumetti che mescola due tradizioni culturali come quella giapponese e quella calabra. Vi chiederei di spiegare meglio questo “curioso” intreccio culturale. Filosa lo aveva già sviluppato in Figlio unico, per cui mi piacerebbe sapere come lo avete affrontato in Cosma & Mito e quali sono, se ci sono, le novità.
Vincenzo Filosa (VF): Cosma & Mito è nata pensando principalmente alle serie di Shigeru Mizuki e in generale all’enorme lavoro di recupero culturale compiuto grazie alle storie di Yokai ispirate a racconti orali, credenze popolari e leggende di tutto il Giappone. L’obiettivo è quello di declinare il genere d’avventura per ragazzi alla sensibilità della tradizione popolare calabrese in un periodo in cui la maggior parte dei lavori che ci capita di leggere è “connessa” a un immaginario inflazionato, spesso di matrice americana o comunque anglosassone. La sfida in questo senso è stata tenersi il più possibile a distanza dall’immaginario pop contemporaneo per mantenere intatta la “calabresità” di personaggi, dinamiche e ambientazioni.

Immagino che le influenze nipponiche si sentano anche dal punto di vista stilistico del disegno. Il fumetto giapponese quanto ha influenzato il tratto di Vincenzo?
VF: Inevitabilmente, ogni mio lavoro a fumetti risente in maniera evidente del lavoro che svolgo quotidianamente come traduttore e appassionato di manga e gekiga. Più che allo stile e ai disegni però guardo alla sequenza dei grandi maestri giapponesi, il vero linguaggio del manga, il vero strumento attraverso cui è possibile trascinare il lettore in mondi immaginari ma assolutamente plausibili. Dei vari “comandamenti” grafici del manga, seguo in maniera pedissequa e naturalmente entro i limiti delle mie capacità, soltanto quello che impone al mangaka di subordinare il segno alla narrazione della storia: sopprimere il proprio “io” per lasciare al lettore il maggior spazio possibile di interpretazione e interazione.

Invece, dal punto di vista della sceneggiatura, in quali elementi emerge di più la tradizione giapponese?
NZ: Ci sono diversi riferimenti alla cultura giapponese, in primis la costruzione (grafica e narrativa) del cosiddetto genius loci di questo primo volume, ovvero il bosco, un bosco popolato da spiriti e fantasmi, i cosiddetti Yokai della tradizione giapponese. Lo “Spirito delle Conserve” frutto di un vero e proprio crossover calabro-giapponese per esempio è uno di questi. Così come il “Tasso dai Lunghi Testicoli” è una figura tipica della demonologia giapponese, mentre la sfera azzurra che accompagna la lupiminara anziana è un chiaro omaggio alle “hoshi no tama” sfere magiche proprie delle “Kitsune”, le famose donne volpi della mitologia giapponese.
VF: E poi c’è il dramma! Teatro No e Kabuki da una parte, Melodramma e musica neomelodica dall’altra, mi piacerebbe sovrapporre la tradizione di queste magnifiche forme d’arte sul territorio neutro del fumetto. Ogni mio input sulla storia e la sceneggiatura spingono verso quella direzione.

E quella calabrese? I lupi mannari rientrano in questa?
NZ: Creature leggendarie che non tutti conoscono sono le Anarade di Roghudi, mostri metà donna metà mulo che si aggiravano per le campagne dell’area grecanica della Calabria. Questi esseri imitavano le voci dei figli o mariti delle contadine per attirarle presso fiumi e sorgenti e ucciderle selvaggiamente per accoppiarsi con gli uomini del villaggio. Si dice curiosamente che per scampare dalle grinfie di queste creature bastasse portare con se un formaggio latticino, di cui sono estremamente ghiotte, ed offrirglielo in dono.
Questo è un mito propriamente calabrese, anzi di una parte della Calabria, che mi ha molto affascinato e che abbiamo riportato tal quale nel fumetto.
Il Lupo Mannaro invece è una di quelle leggende diffuse in ogni regione del mondo, e fra queste anche la Calabria, dove vengono chiamati Lupiminari, nome che abbiamo riportato fedelmente nel titolo del volume. In Calabria i lupi ci sono sempre stati e di conseguenza anche i licantropi. Ci sono numerose leggende sparse per quasi tutta la regione dove si fa riferimento ai Lupiminari, soprattutto nel mondo contadino. Nel nostro caso abbiamo rivisitato il mito associandolo a una sorta di società matriarcale retta dalle donne-lupo, custodi delle tradizioni rupestri e del comando del clan, creando un ponte con un’altra pagina storica della Calabria ovvero l’epoca del brigantaggio, e in particolare il fenomeno delle brigantesse. Donne forti e sanguinarie, capaci di tener testa a manipoli di briganti.
VF: I lupiminari fanno parte dell’immaginario popolare calabrese, personalmente più di quanto pensassi e durante l’evolversi della storia avremo la possibilità di approfondire alcune leggende specifiche, come quella che vede per esempio i lupi mannari come creature nate esclusivamente durante la notte di Natale… Il malocchio naturalmente non mancherà, come altre figure tipiche della tradizione popolare calabrese che hanno però stretti legami di parentela con quelle delle culture meridionali in generale..

Cosma & Mito è una storia di pura fiction o c’è anche qualcosa di autobiografico?
NZ: Non posso dire che la storia di Cosma & Mito sia autobiografica per quanto mi riguarda, ma ci sono tanti elementi che mi hanno segnato che ritrovo nel fumetto. Per esempio in Calabria il senso di appartenenza, di famiglia, di clan (in senso lato ovviamente) è qualcosa di estremamente sentito. Quando eravamo piccoli ricordo che per chiederti “come ti chiami” alcuni ragazzi dicevano: “a chi appartieni?” Domanda che nasce da un retaggio culturale che t’impone un’identità ancora prima di nascere, che ti lega indissolubilmente alla tua famiglia, alla tua tribù e non ti da nessuna possibilità di scegliere la tua propria strada. E quindi mi sentivo un pò come Mito, attraversato da mille paure e un profondo quanto indotto senso d’insicurezza… Chi sono io? A chi appartengo?
VF: I due protagonisti sono chiaramente ispirati a due persone a me molto care che non porto mai in vacanza. Cosma & Mito in parte avrebbe potuto essere anche un’occasione per portarli in giro per il mondo, in luoghi ameni e straordinari, ma la scelta dell’ambientazione calabrese in questo senso è stata infelice… Nicola non lo sa ma la signora delle conserve è ispirata alle suore che gestivano il primo asilo in cui i miei genitori mi hanno portato da piccolo. Sono scappato da quel luogo infernale il primo giorno, terrorizzato dalla vista di un enorme pentolone in cima a una ripida rampa di scale.

Siete entrambi calabresi, quanto influisce quella fortissima tradizione nelle vostre sfere artistiche?
NZ: La Calabria è una regione speciale, non lo dico per futile campanilismo perché ogni calabrese che si rispetti è attraversato da un profondo sentimento di amore-odio verso la propria regione che purtroppo è ricca di contraddizioni. Un paradiso abitato da diavoli si suole dire, anche se questa frase è profondamente ingenerosa nei confronti di tanti calabresi che sono veri e propri santi che si trovano a lottare contro tante ingiustizie quotidianamente.
La Calabria quindi ha un fascino particolare, dove la spiritualità si fonde con il misticismo, dove ancora si sentono gli echi di un passato antichissimo e misterioso, per non parlare della Sila, una montagna a tratti aspra ed a tratti dolce che strega chiunque la visiti.
La Sila è il cuore della Calabria nonché grande protagonista di Cosma & Mito, e scrivendo questo fumetto mi sono reso conto di quanto l’influenza di questo luogo magico a cui sono molto legato, mi induca un enorme rispetto per tutto quello che ci è occulto, che non possiamo vedere ma che è possibile avvertire per esempio durante una passeggiata nel bosco, magari al calar della sera, dove il silenzio è rotto dall’ululato di un lupo, dal fruscio del vento fra i pini secolari, e dal richiamo di una voce familiare che sussurra dalle profondità della foresta.
VF: Io non scrivo di quello che so, sarebbe da presuntuosi. Scrivo quello che sento e sento solo Calabria. Non credo ci sia niente di speciale in questo, sarà capitato a tutti di sentire le radici della propria terra avvinghiarsi sempre più strette alle gambe mentre cercano di portarti giù e non ti lasciano andare. A me capita quando nei giorni d’Agosto mi affaccio al terrazzo e osservo la valle di Melissa. C’è sempre silenzio, il sole picchia e sembra di sprofondare schiacciati da una gravità più opprimente.