"Edmund White by David Shankbone" di David Shankbone

Edmund White su Internazionale: La letteratura scava nelle nostre menti

Ogni anno escono nuovi romanzi che sono del tutto o in gran parte originali. Essendo più facile rintracciare influenze che capire se qualcosa è davvero nuovo, libri e saggi di critica letteraria tendono a sottolineare la continuità. Un recensore tirerà in ballo Kafka di fronte a qualcosa di insolito e Melville se il testo è epico o romantico, a prescindere da quanto contenga di innovativo il romanzo in questione. Eppure scorrendo i titoli pubblicati di recente in varie lingue vi trovo più di qualche sorpresa. I veri scrittori amano l’originalità.

Per esempio, l’eccellente Trieste di Daša Drndić potrebbe essere definito docufiction, in quanto combina una certa quantità di fatti storici (i nomi e le date di nascita e morte delle vittime goriziane dell’olocausto) con la storia di un bambino nato da una donna del posto e un soldato nazista e allevato in un asilo per bambini “ariani” privilegiati.

Il confine tra narrativa e non fiction si sta facendo via via più sottile. Ben Lerner, un giovane americano, ha di recente pubblicato un romanzo intitolato 10:04 in cui racconta quella che parrebbe la storia autobiografica di un giovane scrittore di successo di Brooklyn, ambientandola durante il black-out che ha colpito New York con l’uragano Sandy. Uno dei temi del libro è il bizzarro sdoppiamento dei déjà-vu, sebbene le esperienze passate non coincidano perfettamente con il presente. Questo sdoppiamento sembra correre parallelo all’esigua distanza tra l’autore e il protagonista.

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