Freud psicanalizza cowboy, indiani e cani randagi

Il BUONO, il brutto, il divano. Stufo di ascoltare le solite lamentele di algide e noiose borghesi austriache, Sigmund
Freud parte alla conquista dell’America con il fido aiutante Igor per portare la psicologia tra i cowboy. È questa l’avventura rocambolesca che la star del fumetto francese Manu Larcenet (“Lo scontro quotidiano”, “Blast”, Faremo senza”), ha immaginato per il padre della psicanalisi con “Tempo da cani” (Coconino press, 48 pagine, 15 euro). L’altro protagonista della storia è il cane Spot, un randagio con il dono della parola che scappa da un penitenziario in cerca di uno sciamano che possa dargli finalmente un’anima. I due si incroceranno creando una serie di  cortocircuiti grazie ai quali Larcenet riesce in chiave comica a ironizzare a vari livelli su temi come razzismo,  diversità, religione, affermazione di se stessi. Il bersaglio grosso, ovviamente, è la psicanalisi, con Freud che esce  agli improbabili incontri nel Far West talvolta come inetto, talvolta da vero e proprio supereroe: come quando riesce a convincere uno sceriffo arrabbiato con il mondo a sciogliersi dopo avergli mostrato che la sua vera strada è l’arte. E che era diventato un tutore dell’ordine solo perché spinto dai genitori a farlo. Alla domanda “ma come ha fatto?” dello stupefatto cane Spot, l’aiutante Igor, risponde con un laconico: “Il signore fa spesso cose così”. Igor, perfetto controcanto all’entusiasmo quasi infantile di Freud davanti a “un intero nuovo continente sa psicanalizzare”, non si fida di niente e di nessuno e preferisce perfino cucinare da sé pur di non farsi contaminare dai “bovari”, come li chiama lui, subito ripreso da Freud (“Cowboys, devi dire cowboys, sennò passi per bifolco”): un nemmeno troppo sottile riferimento all’ossessione di oggi per il politicamente corretto. Tra rapimenti, fughe, arresti, pistole e ronzini, la storia spiazza il lettore e cambia strada più volte. Ma i momenti più esilaranti sono sempre quelli in cui Freud prova a fare le “sue” domande alle persone che incontra lungo il viaggio, a cominciare da che rapporto hanno avuto i malcapitati con la propria madre. Quando scopre di poter psicanalizzare il cane parlante
che vuole un anima, Freud, inebriato, immagina un ritorno trionfale in Europa. Ma la realtà si rivela molto più complicata, sia per lui che per il cane, anche per via di un incontro con un misterioso sciamano. La capacità di far ridere da parte di Larcenet è innegabile e i dialoghi sono sempre brillanti, ma fin dalle prime tavole del libro si percepiscequanto in realtà l’atmosfera che avvolge la storia sia cupa: l’ironia sembra avvertirci Larcenet è
l’unica nostra vera arma contro un mondo in realtà ostile. Il finale amaro e inevitabile in un luogo difficile
come il Far West fa dire a Freud “in questo posto ci sono solo vittime e carnefici. I carnefici sono infrequentabili, le
vittime troppo rassegnate per riuscire a guarirle”. Insomma, il Far West è qui. I cowboy, gli indiani e i cani
randagi siamo noi.

 

 

Potete leggere la recensione a cura di Roberto Scarcella su Il Secolo XIX, qui sotto.

 

 


Autore: Manu Larcenet
Titolo: Tempo da cani
Collana: Coconino Cult
Numero pagine: 48, a colori, formato 21,5 x 29 cm; volume cartonato.
ISBN: 9788876183867