Fumettologica: Bordoni dalla provincia. L’unica voce di Tiziano Angri

Quando si parla di bordone ci si riferisce a lunghe trame armoniche – di solito monofoniche – che accompagnano una composizione musicale per tutta la sua durata, con effetti di volta in volta stranianti e che rimandano ad un che di sciamanico. L’origine del bordone – o del drone come preferiscono chiamarlo al di là dell’Atlantico – è rintracciabile nella musica tradizionale dell’estremo oriente, ad esempio nel canto difonico mongolo, dove il bordone traccia il suono fondamentale su cui si muovono gli intrecci dei suoni acuti che disegnano la melodia. Ancora ad Oriente, ma in India, la tecnica è utilizzata nei raga, dove il bordone è eseguito dalla tanpura. Usato con parsimonia nella musica classica europea, dove spesso è preferito il pedale, la cui durata è decisamente più breve e legata all’andamento temperato della composizione, il bordone ha acquisito una sua importanza all’interno del lavoro del compositore La Monte Young, che nel suo Theatre of Eternal Music ne esasperò l’uso per creare architetture sonore infinite.

Di qua il passo è breve per l’irruzione nella cultura pop con gli esperimenti di John Cale con i Velvet Underground di Reed. Attualmente, è l’avanguardia metal a farsi colonizzatrice di territori dove il bordone è protagonista. Mi riferisco a gruppi come Sunn o))), Earth o il duo impro-drone Nadja, ma la lista potrebbe continuare. Quello che c’è di interessante nelle loro trame sonore è l’idea della ricerca di un suono perfetto, quell’unica voce che apre le “porte della percezione” verso altri mondi.

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Titolo: L’unica voce
Autore: Tiziano Angri
Collana: Coconino Cult
Pagine: 144 b/n
ISBN: 978-88-7618-259-4