Fumettologica: “Leggere i fumetti”, di Claudio Calia: quasi come Bignami

Di solito, nella vita normale, quella vera, evito di infilarmi in discussioni sui fumetti. Anche perché la maggioranza della gente che frequento quando parlo di fumetti mi guarda, nel migliore dei casi, con condiscendente superiorità. Sono due le categorie in cui si divide questa maggioranza: quella con cui tutto sommato mi trovo più a mio agio, dei “lettori superficiali” del ricettario Carli e della Gazzetta dello Sport (intendiamoci: niente contro questi due capisaldi della cultura italiana; il ricettario Carli l’ho praticamente consumato e la Gazza la sfoglio tutte le mattine al bar), e quella, con cui sono spesso a disagio (alcuni mi fanno addirittura paura), dei “lettori forti” convinti della superiorità etica della lettura (che poi nella realtà riducono sempre e solo a romanzetti) su ogni altra attività umana.

Entrambe queste categorie credono (visto che preti e maestre gli hanno purtroppo insegnato che si deve sempre credere obbedire e combattere) che il fumetto sia roba per gli sciocchi. Per loro i fumetti sono letture stupide, alle volte insipide: perdite di tempo. Tranne quando poi gli capita di leggerne uno, di fumetto – di quelli “mascherati da libro”, diciamo – e allora, in particolare i lettori forti, sono tutti gridolini di sorpresa e li spediscono in finale a premi letterari in cui non c’entrano un cazzo.

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Titolo: Leggere i fumetti
Autore: Claudio Calia
Pagine: 128, bn
ISBN: 9788899016135