«Self Portrait» in collage (1970) © Robert Mapplethorpe

Il Manifesto: White, un Dorian Gray al dritto e al rovescio

Edmund White, “Il nostro caro ragazzo”, Fandango-Playground. Un giovane francese, modello tra i più ricercati del fashion-system: il suo eccesso, in lotta contro la morte, sembra chiamare il proprio castigo, ma poi lo schema wildiano si ribalta, in favore dell’«effimero»

In una lettera del 30 giugno 1890 al direttore del «Daily Chronicle», Oscar Wilde rispondeva così a una recensione al Ritratto di Dorian Gray: «La vera morale della storia è che ogni eccesso, così come ogni rinuncia, reca la propria punizione; e questa morale è artisticamente e deliberatamente soppressa a un tal punto che non enuncia la propria legge come principio generale, ma si realizza nelle vite di alcuni individui, e così diventa semplicemente un elemento drammatico in un’opera d’arte, e non l’oggetto dell’arte stessa». Quale sia l’eccesso (e la conseguente rinuncia) di Dorian Gray è presto detto e altrettanto approssimativo a dirsi: la vanità, la lotta contro la morte (o contro la vita, che è la stessa cosa), i rapporti con gli altri e «un esagerato senso di coscienza che gli sciupa i piaceri e lo ammonisce che la giovinezza e il divertimento non sono tutto al mondo». Gli stessi eccesso e rinuncia che innervano la morale de Il nostro caro ragazzo (traduzione di Martino Adani, Fandango/Playground, pp. 301, euro 18,00), ultimo romanzo di Edmund White dopo Jack Holmes e il suo amico. Un romanzo che, pur partendo, per stessa ammissione dell’autore, dal Sapho di Alphonse Daudet, rovescia il palinsesto del capolavoro wildiano restituendone più di un calco negativo: ovvero, un’interpretazione.

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FRONTALE COVER IL NOSTRO CARO RAGAZZO

Titolo: Il nostro caro ragazzo
Autore: Edmund White
Traduzione: Martino Adani
Pagine: 304
ISBN: 9788899452087