Il punk non è morto, è solo un vecchio di merda. Intervista a Taddei e Angelini

4 vecchi di merda è il nuovo geniale, feroce, intelligente, abrasivo e politicamente scorretto romanzo a fumetti di Marco Taddei e Simone Angelini – i creatori di quell’esordio editoriale che nel 2015 sconvolse il panorama fumettistico italiano guadagnondosi all’unanimità la stima di pubblico e critica: Anubi.

Ecco, il loro nuovo romanzo a fumetti targato Coconino Press rievoca Anubi per approccio punk sia stilistico (bianco e nero bidimensionale) sia lirico (provincia, disagio e un’intelligente critica verso la società), ma spinge ancor di più sull’acceleratore della violenza e del politicamente scorretto ambientando la storia in un futuro distopico in cui i vecchi sono odiati e considerati solo parassiti. Colt, l’anziano protagonista, se ne frega: a lui interessa solo imbracciare la chitarra e suonare a tutta velocità tre o quattro accordi punk! I due autori abruzzesi presenteranno il libro giovedì 6 dicembre a Roma presso la libreria Giufà. Di seguito un po’ di domande che ci piaceva fargli dalla redazione prima della loro presentazione.

In 4 vecchi di merda ogni cosa si manifesta nella sua dimensione più estrema. Un esempio su tutti: il concerto punk durante il quale il cantante defeca sul palco e le feci vengono lanciate sul pubblico con una pala. Ora… dato che la presentazione del libro è un po’ una sorta di esibizione live per gli autori di fumetti, qua in redazione ci stavamo iniziando un po’ a preoccupare per gli astanti che verranno a sentirvi parlare giovedì 6 dicembre presso la libreria romana Giufà. C’è da aspettarsi qualcosa di “estremo” anche durante la presentazione?
Marco: No, pare che ci sederanno.
Simone: Dopo l’ultima presentazione fatta a Roma mi sono andato a schiantare con la macchina sulla Nomentana contro una camionetta dell’esercito italiano. Scesero 4 soldati con i mitra e nel mentre esplose la gomma del mezzo. Fu una grande performance, non credo di poterla superare.

Chi di voi due ha più paura di invecchiare?
M: Io sono già vecchio, ho paura di ringiovanire.
S: Non ho paura, la vita mi ha fatto invecchiare presto e ho difficoltà a relazionarmi con persone più giovani, mi trovo più a mio agio con esseri più anziani di me. Da quando ho le prime argentature tra barba e capelli mi sento molto più giovane e trendy. L’unica cosa che mi fa davvero paura è la decadenza mentale. Non ho paura, la vita mi ha fatto invecchiare presto e…

Come immaginate voi stessi da vecchi, ipotizziamo a un’età di 80 anni?
M: Spero o ricchi o morti e sepolti.
S: Mi auguro vivo e consapevole di esserlo. Spero di fare in tempo per vedere una società interplanetaria con popolazioni di pianeti diversi… e vorrei tanto una piccola astronave, anche usata va bene.

Secondo voi, dall’alto della vostra conoscenza sull’argomento – dato che ci avete dedicato ben 300 e passa tavole alla terza età – è vera l’equazione “vecchiaia = saggezza” con la quale sono cresciute intere generazioni grazie a film, libri e cartoni animati? O è solo un cliché, un luogo comune?
M: Per me vecchiaia è uguale follia, gioventù è uguale vecchiaia e saggezza è uguale follia. Sto ancora cercando di capirci qualcosa.
S: La vecchiaia accentua pregi e difetti, se si è saggi da giovani è probabile esserlo maggiormente da anziani, ma ci son anche tanti stronzi che diventano dei Vecchi di Merda.

Diteci la verità, quanto vi siete divertiti a ideare “4 vecchi di merda” con tutto il suo bagaglio politicamente scorretto?
M: È stato piacevole, certo. Lo sghignazzo fa parte della nostra cifra stilistica e sghignazzare è forse l’unica moneta capace di ripagare gran parte della nostra fatica, un po’ come la soddisfazione di quel giovane cameriere che dopo aver sputato nel piatto del cliente maleducato, si sente dire dallo stesso “Buona la zuppa.” E con quello sghignazzo potrà tornare a testa alta nella cucina, nonostante la sua vita di stenti e la paga da fame.
S: Tantissimo. Siamo stati politicamente scorretti verso noi stessi, perché il libro è ambientato nel futuro e quegli anziani siamo noi. È stato come plasmare mostri di un’altra dimensione, ho attinto molto per posture, espressioni e fisionomie all’esperienza da obiettore di coscienza nel reparto di Geriatria dell’Ospedale Civile di Pescara.

Passiamo alle classifiche: quali sono i vostri 4 vecchi preferiti (possono essere persone reali o personaggi di fantasia famosi)?
M: 1) William S. Burroughs; 2) Splinter, perché vive nelle fogne; 3) Franco Maria Ricchi, perché vive in un labirinto; 4) Mario Monicelli, per tutto e per la exit strategy.
S: i miei 4 nonni, ognuno per una caratteristica diversa: Ironia, Responsabilità, Altruismo, Fermezza. Conto di rivederli nel giorno del giudizio come i 4 cavalieri dell’Apocalisse.

I 4 vecchi di merda suonano punk: quali sono le vostre 4 canzoni punk preferite?
M: Eh, è facile dire punk, poi bisogna vedere caso per caso per capire cos’è punk e cosa non lo è. Io ti direi 4 canzoni robuste che, se fossi il Beethoven del punk, gradirei sentire prima di perdere del tutto l’udito: 1) The badge dei Poison Idea; 2) Lightning Bolt, un po’ di tutto; 3) Too Drunk to Fuck dei Dead Kennedys; 4) Raining Blood degli Slayer.
S: Ce ne sono tante, ne lancio 4 dall’attitudine genuinamente punk. Faust’ O Godi , Paolo Conte Wanda, stai seria con la faccia ma però, Skiantos Kinotto, Marco Masini Il Morbo di Beautiful.

Infine, dato che abbiamo iniziato con i concerti: i vostri 4 concerti più belli che avete visto?
M: Prozac+ a Pescara a 16 anni con tutta la classe del liceo. Compagni e compagne, i punk e i santarellini, quelli che facevano le versioni e quelli che le scroccavano, tutti ubriachi, stretti assieme in una sola grande famiglia; 2) Sonic Youth + Mr. Bungle a Reggio Emilia, che forse avevo 22 anni, con Stefano un vecchio amico, compare di mille faccende. Un concerto inimmaginabile per brutalità e bellezza, durato tre ore e mezza, ho baciato Kim Gordon, ci siamo perduti nelle nebbie, abbiamo dormito in stazione; 3) Prodigy a Roma, dentro un catino di cemento, di cui ho dimenticato (quasi) tutto; 4) Quest’anno, i Deus, a Vasto, praticamente sotto casa, per i soliti miracoli che capitano alle persone che vivono sull’Adriatico.
S: Nel 2003 i Soundgarden, Queens Of The Stone Age e Ben Harper al Flippaut di Bologna, e ad Ancona il genio Mark Linkous (Sparklehorse) in apertura ai REM (che mi fecero ribrezzo). I Pearl Jam nel 2006 per il favoloso tour di “Riot Act”, quando Bush jr sembrava il peggior presidente possibile per gli Stati Uniti.
Ricordo con piacere i tantissimi concerti al Wake Up di Pescara quando il direttore artistico era Umberto Palazzo, si alternavano sul palco cantanti e band sia nazionali che estere, tra tutte una band californiana progressive rock strepitosa, gli Howlin’ Rain. Fu un’epoca irripetibile nella mia piccola città. Per finire gli Afterhours che dal 1998 ad oggi avrò sentito dal vivo almeno in 20 occasioni, sempre gratis.

SCHEDA DEL LIBRO