La ragione delle mani, Emidio Clementi (Playground, 2012)

“Una tasca piena di storie” è la prima frase che invade la mia mente pensando ai lavori di Emidio Clementi. Non basta avere delle buone storie se vuoi fare lo scrittore, ma devi anche trovare il miglior modo per raccontarle, se non vuoi far morir di noia il lettore. È come se le storie fossero i mattoni e il “modo per raccontarle” sia il cemento.  Con La ragione delle mani Clementi costruisce nove solide storie.

È un libro in cui si passa attraverso storie di personaggi famosi ma anche fra storie di fantasia, trattate tutte con uguale rispetto e cura, dove gli ingranaggi funzionano benissimo per ritmo e chiarezza.  Questi racconti sono colmi di musica, di sincero rispetto verso i protagonisti, sono nove storie (semi)autobiografiche.  Clementi racconta volti segnati dalla vita, scolpisce i personaggi con forza e tenerezza, ne cerca i moventi nascosti, i segni, esamina i fallimenti.

Come nel racconto Due tazze di porcellana sull’orlo di un tavolo:

Mi voltai e rimasi stupito di quanto effettivamente apparissero fragile sotto la debole luce di quel camerino improvvisato, con gli avanzi del catering sparsi ovunque e i disegni sconci alle pareti. Nemmeno l’amore sembrava in grado di proteggerli.

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