L’armadio di Satie, di Sebastiano Vilella: in libreria dal 10 novembre e anteprima a Lucca Comics & Games

Sebastiano Vilella presenta il suo nuovo romanzo a fumetti, L’armadio di Satie, in libreria dal 10 novembre e in anteprima a Lucca Comics & Games 2016.

E’ sempre bene chiarirlo prima di cominciare: la musica non si può disegnare, si può solo suggerire e lasciarla immaginare.

La musica in una storia a fumetti non c’è, non ci può essere, neanche se ci appiccichi un sottofondo musicale mentre leggi. E’ chiaro. Se poi i personaggi di una storia a tema musicale sono tre, tre musicisti diversi, la cosa diventa ancora più azzardata: saranno addirittura tre i tipi di musica che dovrai fare immaginare. Per sovrappiù c’è che uno è nettamente diviso in due e che il terzo è solo nella testa dei primi due perché è tutt’altro da quello che viene creduto. Tutto chiaro? No? Allora proviamo a raccapezzarci dall’inizio.

L’idea di raccontare una storia incentrata sulla figura di Erik Satie, mi ha assillato, potrei dire vessato (e non a caso) per diversi anni.

La sceneggiatura dell’Armadio risale al 2009, anno in cui pubblicai, sempre per la Coconino, Interno metafisico con biscotti. Ero particolarmente soddisfatto di aver licenziato una lunga storia a fumetti dedicata alla figura di Giorgio de Chirico e alla invenzione della pittura metafisica. Sapevo che quel lavoro avrebbe rappresentato una summa del mio lavoro precedente e, allo stesso tempo, una svolta, un giro di boa, nel mio personale percorso di facitore di racconti disegnati. Con quel lavoro avevo intrapreso una strada nuova nel mio vagabondaggio per i territori della narrativa a fumetti. Pensavo allora che Erik Satie avrebbe fatto seguito a de Chirico, invece, per motivi diversi, non realizzai quella storia e preferii dedicarmi al ritorno del Commissario Grimaldi nel Requiem per due c… ma il caro Satie era lì che bussava alla mia porta, chiedendomi che mi dedicassi finalmente a lui.

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Consapevole di essermi sempre mosso con la maggiore libertà possibile, alla ricerca di uno stile cui potessi riconoscermi senza eccessivi condizionamenti formali e soprattutto editoriali, mi sono comunque sempre sentito in debito di riconoscenza verso tutti quegli autori che hanno sicuramente contribuito alla mia formazione e al mio modo di intendere e di comunicare con il linguaggio dei fumetti. Potrei elencarne tanti e diversi di disegnatori, scrittori, pittori, cineasti che hanno concorso a formare la mia sensibilità, il mio gusto e naturalmente tra di essi vi sono molti musicisti perché, in quanto figlio di musicista e inguaribile appassionato, la musica ha accompagnato ogni momento della mia vita, sempre. Trovandomi in un ambiente prevalentemente musicale, con genitore e parenti vari musicisti, sarebbe forse stato più naturale perseguire lo stesso destino familiare. Invece mi sono ritrovato fin da subito a impugnare la matita e a raccontare le mie fantasie, i miei desideri e soprattutto le mie paure, disegnandole e raccontandole semplicemente.

Allora la musica? Eccola la musica imporsi ad un certo punto del mio vagare, pararsi davanti a me sulla prospettiva distorta della mia strada, fatta di enigmi e di ombre crepuscolari, eccola presentarsi nella eccentrica figura di Erik Satie. Riconosco l’inconfondibile autore delle Gymnopedies, delle Gnossienne e della ipnotica, interminabile Vexation, nel suo perenne completo di velluto verde oliva, con i suoi occhialini scintillanti, la bombetta sul capo e l’immancabile ombrello a seguito; eccolo sorridermi e chiedermi di occuparmi di lui, del suo mondo, delle sue straordinarie intuizioni musicali e delle sue “coerentissime contraddizioni” che hanno annunciato e segnato un’epoca nuova: la nostra. Lo vedo avvicinarsi a me (proprio a me??) e chiedermi di raccontare di lui, della sua musica e del suo mondo ( ma figuriamoci!). Gli faccio notare che sono solo un autore di fumetti, uno delle “bande dessinnè” come si dice dalle sue parti; che lo ringrazio, ne sarei lusingato, ma forse farebbe meglio a rivolgersi ad un esperto musicologo o ad un più noto biografo innamorato della sua musica, magari ad un illustre romanziere o cineasta in grado di meglio esaltare la sua già celebre figura di innovativo compositore novecentesco. “Ma no” mi fa lui lisciandosi la barbetta, “la mia persona in una B.D. la vedrei benissimo muoversi per le strade di Parigi, ma soprattutto tra le pareti del mio placard a Montmartre, il minuscolo monolocale in cui ho vissuto gli anni più intensi della mia vita musicale”. “No guardi”, gli rispondo, “ per quanto ami la sua musica e soprattutto quella concepita tra quelle pareti in Rue Cortot, non potrei mai realizzare una sua biografia a fumetti, non l’ho fatto con il mio amato de Chirico e, con tutto il rispetto, non lo farei neanche con lei monsieur Satie, che per giunta è pure un compositore di brani così…astratti, enigmatici e misteriosi. Allora lui si fa più sardonico e strizzando gli occhietti furbi dietro le lenti, mi fa: “ma è proprio quello che le interessa, non è forse vero? Che le è sempre piaciuto raccontare e che vorrei raccontasse anche di me: non la mia vita, infondo a ben vedere neanche tanto interessante, ma quanto di più misterioso e sfuggente sia riuscito a cogliere dei “tanti me” con i quali ho dovuto misurarmi durante la mia fugace esistenza terrena”. “ Ci pensi, monsieur” ha insistito “ ci pensi”.

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Ecco, così Erik Satie è riuscito a invogliarmi a “non raccontare” di lui ed essendo un individuo straordinario persino nel suo garbato egocentrismo dissociato , mi ha persino suggerito di non concentrarmi esclusivamente sulla sua persona , ma di ampliarne la visione attraverso una seconda figura con il quale avrebbe gradito confrontarsi in vita, immaginando di ospitarla tra le pareti del suo “minuscolo e accogliente placard”. “E sarebbe?” gli chiedo. Lui tranquillo mi fa: “Leo Ferrè. Si, ha capito bene, proprio Ferrè lo chansonnier anarchista. So che le piacciono tanto le sue canzoni…allora mi faccia incontrare Leo Ferrè!”

Lo sapevo: dalla sagace ironia di Satie non potevo che aspettarmi una provocazione paradossale come questa. “Maestro” gli faccio notare “vuole burlarsi di me? Lei sa benissimo che Ferrè è vissuto parecchi anni dopo di lei, sarebbe impossibile farla incontrare proprio con lui!” Ma il mio interlocutore, offrendo il dorso della sua sinistra alle prime gocce di pioggia che cominciano a bagnare la mia strada, prende a guardare il cielo verde di nuvole. “ Guardi signor mio, comincia a piovere. Lei è un inventore di storie disegnate in cui la fantasia è tutto. Vede questa pioggia che cade dall’alto verso il basso? Ecco, lei non è tenuto a farla cadere sempre così. Faccia in modo, per una volta, che la pioggia si elevi dal basso verso l’alto. Con i suoi disegni può fare questo ed altro. Lo faccia per me, mi faccia incontrare Leo Ferrè nel mio armadio (dice proprio armadio stavolta) mi piacerebbe ospitarlo per qualche tempo…avremmo diverse cose da dirci.” Così ho visto allontanarsi l’esile figurina di Erik Satie e risalire la prospettiva della mia strada sotto la pioggia, senza neanche aprire il suo ombrello. “ Ci pensi” diceva “ Io l’aspetto. Intanto se lei permette, mi ritiro”. Così il maestro gymnopedista si è allontanato fino a scomparire.

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Tempo ne è passato, ma neanche tanto, e ci ho pensato a lungo a questo incontro medianico, diversi anni, ma neanche troppi. Infine ho deciso di raccontarla questa “non storia”, l’ho immaginata come una curiosa meditazione trascendentale fatta di azione, di ironia e di mistero. Pensavo di intitolarla “Sei Gnossienne e una Vexation”, ma le cose sono già così incomprensibili e un titolo così non avrebbe aiutato. Così ho deciso che L’Armadio di Satie sarebbe stato meglio, del resto è lì che questa storia si svolge ed proprio lì, nel suo placard, che spero ci si possa ritrovare prima o poi.

Sebastiano Vilella, 19 ottobre 2016


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L’armadio di Satie
di Sebastiano Vilella
In anteprima a Lucca Comics & Games 2016
In libreria dal 10 novembre