Marie Claire: La libertà dell’utero in affitto e della maternità surrogata

Ho pensato molto a come approcciare questo argomento. E, alla fine, ho deciso di entrarci da me.
Perché è difficile stare fuori dalla questione quando si parla di maternità. La prima cosa che ho dovuto fare leggendo Mio tuo suo loro. Donne che partorisco per altri di Serena Marchi (Fandango), un viaggio tra le donne che decidono di essere madri surrogate («che brutta parola bisognerebbe trovarne altre», commenta l’autrice) è stato tornare a me stessa. Ricapitolarmi.

Prima di entrare nella querelle, ipotizzare quesiti, informarmi, cercare coordinate giuridiche nel fiorire di normative particolari e contraddittorie, mi sono interrogata.
Mi sono chiesta perché 4 sillabe ma-dri/fi-gli sconquassano la società, la civiltà, la coscienza.Cosa ci è successo? Fare figli è sempre meno naturale e sempre più un miracolo o una pratica scientifica? Quanto ci pesa addosso la visione cattolica?
O anche – all’altro capo di un filo tirato sempre su assolutismi – siamo così abituati a ottenere quello che vogliamo che non sappiamo più rassegnarci a quello che la vita ci offre o non ci dà?
Una volta alcuni avevano dei figli e altri no. Nel bene o nel male di questo ci si faceva una ragione. E adesso? Quando la volontà diventa ostinazione e accanimento?

Abbiamo perso il senso del limite? Ma quali sono i limiti? Chi li decide? La coscienza, lo stato, la chiesa, la morale, la scienza, io per me? Ognuno per sé? Cos’è rimasto dell’etica? Stiamo spostando i paletti? Li abbiamo abbattuti?Non ho risposte, non ho mai risposte, sono sempre stata più brava nelle domande. Ma in questo tema, in tutti i temi che ci toccano da vicino le domande sono fondamentali. E ora più che mai mi sembra non abbiamo più gli strumenti di decodifica. L’esegesi della realtà è più comoda preconfezionata in giudizi semplici come slogan.
Mi chiedo spesso, me lo sono chiesta quando aspettavo mio figlio e continuo a chiedermelo ora davanti alle sue domande senza requie, cosa vuol dire essere genitori. Quanto quel legame carnale, viscerale, totalizzante che si crea da subito, dalla pancia o ancora prima dall’idea, influenzi poi la vita di un figlio. Quanto recidere quel legame carnale abbia conseguenze. Quando si diventa genitori.Io madre lo sono diventata vedendomelo davanti. Quando in tutta la sua meraviglia e minuscolità urlante è diventato una persona fisica da toccare e ascoltare. Prima, questa simbiosi mi stava schiacciando. Scherzando ma mica tanto con le amiche dico che l’idea di essere incinta non mi sfiora nemmeno ma che se sulla porta di casa trovassi un cesto con dentro un bambino, novello Noè, lo porterei dentro.

E adesso mi chiedo che madre sarei per quel bambino che non mi ha tirato calci nella pancia?

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Titolo: Mio tuo suo loro
Autrice: Serena Marchi
Collana: Documenti
Pagine: 224
ISBN: 9788860444967